28 gennaio 2015

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Patate a fisarmonica


Ingredienti:
alcune patate grandi
olio extra vergine d'oliva
sale – pepe
aglio (facoltativo)

Procedimento (foto): lavate bene le patate con tutta la buccia.
Tagliatele a fettine di 2-3 millimetri, avendo cura di non arrivare sino in fondo con la lama del coltello e mettetele in forno acceso alla massima temperatura (non serve preriscaldarlo).

Dopo circa 1 quarto d’ora di cottura, quando le fettine avranno cominciato a separarsi l’una dall’altra, condite con olio, sale, pepe e, volendo, un po’ d’aglio tritato o in polvere.

Cuocere per altri 15-20 minuti, comunque sino a che la buccia non sarà ben abbrustolita e l’interno morbido.

24 gennaio 2015

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Arista alle nocciole



Ingredienti:
1 kg arista di maiale
olio extravergine
circa 1 litro di latte (da versare in 2 volte)
70 gr di nocciole intere (tostate e spellate)
30 gr di nocciole tritate grossolanamente
2-3 scalogni
4-5 foglie di salvia
1 rametto di rosmarino
1 cucchiaino di frumina (o maizena o farina)
1 cucchiaino raso di sale
pepe qb

Procedimento (foto): legare l’arista con dello spago da cucina.
In una casseruola col fondo spesso far scaldare dell'olio con gli scalogni, il rosmarino e la salvia spezzettati.
Far appassire poi toglierli dal tegame (non vanno buttati) e mettere nel tegame l'arista e farla rosolare bene su tutti i lati.
Rimettere gli aromi nel tegame con la carne e versare circa ½ litro di latte tiepido a filo (deve arrivare a metà della carne), aggiungere il sale ed il pepe, mettere il coperchio e far cuocere lentamente (fornello piccolo, a fiamma bassa, facendo attenzione che il latte bollendo non fuoriesca) per circa 25 minuti.
Girare la carne, aggiungere il latte restante e le nocciole intere e lasciar cuocere per altri 25 minuti circa (per maggiore sicurezza, misurare la temperatura con un termometro, verificare abbia raggiunto i 77° C).
Quando la carne sarà cotta, toglierla dal tegame e lasciarla intiepidire.

Intanto eliminare un po’ di foglie di salvia e di rosmarino dal fondo di cottura e frullarlo col minipimer.
Sciogliere la maizena in un cucchiaio di latte freddo ed unirla al fondo per addensarlo, facendolo sobbollire per pochi minuti.
Affettare sottilmente la carne e disporla sul piatto da portata, poi ricoprirla con la salsina ben calda, distribuendo sopra le nocciole tritat grossolanamente. 
NB: volendo preparare l'arista con anticipo (anche il giorno prima), mettere le fettine di carne in un tegame basso ed irrorare con la salsina, coprire e mettere in frigo.
Al momento di servire scaldare la carne nella sua salsa, poi disporre le fettine sul piatto da portata, far addensare la salsa (portarla a bollore dopo aver aggiunto la maizena sciolta in poco latte freddo) e versarla sulla carne. Distribuire sopra le nocciole tritate.

20 gennaio 2015

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Barrette ai cereali super-light!


Barrette ai cereali super-light


Ingredienti:
150 gr di albume
1 cucchiaino di succo di limone
1 pizzico di vanillina
50 gocce di dolcificante tipo "Tic"
12 gr di gelatina
20 gr di scorzette d’arancia light (home made;)
200 gr di fiocchi d’avena
50 gr di crusca d’avena
100 gr di all bran
50 gr di semi di lino
30 gr di noci
100 gr di orzo soffiato non zuccherato

Procedimento (foto): preparare le scorzette (anche il giorno prima): pelare un’arancia biologica e tagliare la buccia a striscioline di circa 3 mm. Mettere a bollire dell’acqua e farci sobbollire le scorzette per 5 minuti.
Scolare le scorzette e buttare l’acqua. Mettere nella pentola 300 gr di acqua pulita e 30 gocce di Tic, quando l’acqua bolle mettere le scorzette e far sobbollire per altri 5 minuti.
Sgocciolare e far asciugare in forno ventilato a 100° per 15-20 minuti (devono asciugare bene, ma restare morbide).

Far ammorbidire la colla di pesce in acqua fredda.

In un contenitore molto grande montare gli albumi a neve con il succo di limone, la vanillina ed il dolcificante.

Mettere la colla di pesce in una ciotolina e farla sciogliere nel microonde per 15 secondi.

Unire a filo la colla di pesce liquefatta e intiepidita agli albumi, continuando a montare per amalgamare il tutto. Mettere il composto in frigo per far rassodare.

Accendere il forno a 180°.

Rivestire una teglia di 21x32 cm con della cartaforno bagnata e strizzata.

Tritare grossolanamente le noci e le scorzette d’arancia.

Mescolare insieme i cereali (tranne l’orzo soffiato), le noci, le scorzette, i semi di lino ed unirli agli albumi, in modo che tutti i cereali siano “bagnati” dagli albumi, poi unire l’orzo, mescolando velocemente, cosicché non abbia il tempo di ammorbidirsi (bagnandosi i chicchi si "ritirano" un po', per questo preferisco usare l'orzo soffiato invece del riso, più piccolo).

Rovesciare nella teglia livellando bene il composto, senza premere troppo, e far cuocere per circa 30 minuti.

Lasciar sfreddare completamente, poi tagliare in 24 porzioni (se si preferiscono più croccanti, rimettere in forno a biscottare a 180° per circa 10 minuti).

Probabilmente si possono conservare come i biscotti in una scatola di latta, io preferisco surgelarle appena tagliate e poi scongelarne una alla volta a temperatura ambiente o scaldandole per 1 minuto al microonde (sfreddandosi saranno belle croccanti;).

Ho calcolato che fatte con queste dosi hanno 92 calorie a barretta ...se poi la vostra dieta non è poi così rigida, potete ridurre il dolcificante a 30 gocce e aggiungere un po' di zucchero e dell'uvetta ammorbidita (con 50 grammi di zucchero di canna e 60 di uvetta le calorie diventano 100 a barretta ...niente di "devastante") o delle gocce di cioccolato o della farina di cocco o... quello che preferite, ma poi non lamentatevi se non dimagrite!:D

Sono comunque buonissime e se al momento di tagliarle qualche barretta si sbriciolasse (la versione con un po' di zucchero è più "coesa", con quella senza zucchero bisogna fare più attenzione, comunque più sono fredde e meglio si tagliano), riciclatele come "pepite" da mangiare con lo yogurt e qualche bacca di goji;)
 

19 gennaio 2015

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I buoni propositi dello smemorato di Collegno

…ohh, guarda chi si vede!
Sento la voce alle mie spalle mentre sono impegnata a tentare di decifrare i caratteri microscopici di un’etichetta e intanto mi dico mentalmente che la natura è proprio matrigna: ok farci diminuire la vista ad una certa età, ma perché non farci contemporaneamente allungare le braccia, così potremmo leggere in pubblico senza dover subire l’umiliazione di usare gli occhiali? …mah!
Mi giro per vedere a chi appartenga la voce e vedo una faccia sconosciuta che mi sorride con l’espressione fiduciosa di chi si aspetta che io risponda al sorriso.
Ecco, questo è l’istante esatto in cui dovrei aggrottare un po’ le sopracciglia, accentuare l’espressione perplessa che sicuramente ho già sul viso e dire con voce flautata “…mi scusi …in questo momento non riesco a ricordare bene dove… quando… (…e soprattutto CHI!)”.
Invece, niente! Non imparo mai! Pur di evitare la figura di quella un po’ svampita, mi avventuro in una strada che con molta probabilità mi porterà a realizzare una perfetta, enorme figura di m**** da manuale!
Mi dico che in pochi secondi riuscirò a dare un nome a quella faccia ed a collocarla nello spazio e nel tempo, butto i miei neuroni giù dal letto e li costringo a pedalare forsennatamente verso la meta, mentre dico “…ohhh …come va?” e sgrano gli occhi per mostrarmi sorpresa (..ehi, vacci piano con lo stupore, non è detto che non vi vediate da 20 anni! …un’espressione “stupita, ma non troppo” può bastare;).
Intanto, consapevole che i neuroni stanno pedalando senza una meta precisa, decido di dare loro qualche indizio e mi sforzo di immaginare lo sconosciuto in altre vesti (l’infanzia passata a ritagliare da “Famiglia Cristiana” le bambole di carta e le loro mises improbabili - tutù, completino da tennis, abbigliamento da sci, abito da sera …una vita intensa quella delle bambole di carta! - svela un’insperata utilità pratica;).
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Gli metto giacca e cravatta (impiegato di banca? dipendente regione/provincia?), poi tolgo giacca e cravatta e gli metto una divisa (vigile urbano, usciere, cameriere?), passo alle tute da lavoro e poi ai camici (“dica trentatré”, “…legga l’ultima riga”, “trattenga il respiro...”), lo immagino dietro uno sportello, dietro alla cassa di un bar, alla scrivania, mentre mi consegna una lettera/un pacco, gli metto un ciuffo sulla fronte al posto della pelata e libri sul braccio (compagno di scuola/università?)…
..niente da fare! Il tempo passa ed il mistero sull’identità dello sconosciuto è ancora fittissimo, intanto gli argomenti “neutri” sono quasi finiti ed io ed i miei neuroni siamo stremati!

Succede anche a voi? …che stress!! Però non credo sia troppo preoccupante, anche perché capita pure a mio marito:
chi era il tizio con cui parlavi?
..boh! …non ne ho la più pallida idea! Forse mi ha confuso con un altro …il problema è che non sapevo più che dirgli!
…scusa, ma perché non gli hai detto semplicemente che non ti ricordavi di lui?
(abbiamo trasmesso un episodio della serie “Predicare bene e razzolare male!”;D).

Beh, decisamente la mia memoria non è più quella di una volta, ma fortunatamente queste situazioni  imbarazzanti non sono poi così frequenti, mentre c’è un altro inconveniente legato alla mia memoria poco “ferrea” che invece si verifica puntualmente al supermercato OGNI settimana: mentre faccio la spesa non ricordo mai esattamente gli ingredienti che servono per realizzare una ricetta. Decido di fare l’arista alle nocciole e comincia il tarlo “…vabbe’, l’arista l’ho presa, il latte ce l’ho, di nocciole? 100 gr bastano?? l’ultima volta mi pare di averne consumato 150.. ma forse 100 le ho usate per l’arista e 50 le ho sgranocchiate mentre cucinavo.. o ...viceversa?:D Quindi? ne compro 50? …e se non bastano? Ne compro 100? Deciso: ne compro 150 così non sbaglio e me ne resta anche QUALCUNA da sgranocchiare:D”. In tutto questo ovviamente mi scordo di comprare lo scalogno, che non è proprio in cima ai miei pensieri, col risultato che, se davvero voglio fare l’arista alle nocciole come-dio-comanda, devo tornare al supermercato a prendere gli ingredienti che mancano, mentre intanto in dispensa si accumulano gli “esuberi”: nocciole tostate, nutella (“…ma nella ‘torta pinguì’ ci vanno 400 o 500 grammi?”), biscotti (“mmm… mi sa che un pacco piccolo di Digestives non basta per fare la Cheesecake...”), ecc., ecc.
Tutte cose pericolosissime. Sì, perché con l’età starò pure perdendo la memoria, ma l’udito ce l’ho ancora sviluppatissimo e quindi sento nitidamente quel fastidioso ronzio (lo sentite anche voi?;) che producono i barattoli di nutella ed i pacchi di biscotti dentro la dispensa, ma anche eventuali dolci in frigo o le vaschette di gelato in freezer! Se poi le confezioni sono aperte, il ronzio diventa un sibilo insopportabile, che cessa soltanto quando vado a minacciarli con un cucchiaino! (…che poi io sono una donna d’azione, dalle minacce passo subito ai fatti ed in breve tempo zittisco la dispensa!;).

Perché vi racconto questo? Perché ho pensato che, se è difficile sperare in una soluzione definitiva al problema degli sconosciuti che si ricordano di me, mentre io li ho completamente rimossi dalla mente, una soluzione per evitare di dimenticare alcuni ingredienti di una ricetta o di abbondare con altri sarebbe quella di usare il blog come “lista della spesa” online, travasandoci a poco a poco tutto il materiale che ingolfa il mio hard disk esterno.
Vero, potrei ricominciare a scrivere come facevo prima, ma in realtà so bene che non ho più il tempo (o la voglia;) di scrivere i post ...diciamo “discorsivi”;) di un tempo, quindi, se d’ora in poi passando di qua vi imbatterete in laconici elenchi di ingredienti e scarni procedimenti invece dei soliti sproloqui (come quello di oggi, appunto;), non pensate che un poltergeist silenzioso si è impadronito di questo blog, ma sappiate che li avrò postati io per poterli usare come “promemoria”;).

Siccome l’epifania da poco passata (...cosa sono 12 giorni rispetto all'eternità! beh, la tempestività continua non essere una mia virtù;) tutte le feste si è portata via, dopo aver fatto fuori gli avanzi di nocciole/nutella/biscotti sopravvissuti al natale (…io non faccio prigionieri;), ho ovviamente cominciato a mettere in atto i buoni propositi per l’anno nuovo, cominciando dal “mangiare meno e meglio”, che svetta sempre tra tutti, quindi il prossimo post (il primo post di questo “nuovo corso” ;) lo dedicherò alle Barrette ai cereali (super-light!)


Un post prolisso scritto per dire che (forse;) non scriverò più post prolissi! (...la coerenza, eh!;)

12 febbraio 2013

13

Buono come il pane!

Non è colpa mia.
Ho seguito per mesi la dieta Dukan, che, per chi non lo sapesse, è una dieta iperproteica in cui per settimane e settimane non vedi (e non mangi) altro che fettine di prosciutto cotto super-magro, surimi, fiocchi di latte, fromage blanc (lo chiamano con un nome francese per confonderti, così pensi sia formaggio spalmabile e te lo mangi ed invece ...è stucco!) e ...albume (che mangi per rifarti la bocca dopo il fromage blanc, per dire!:x).
Quindi non dovete biasimarmi per questo profluvio di carboidrati: ho da rimuovere un trauma!;)

Se la ricetta di questo pane vi suonerà un tantino familiare, non preoccupatevi, non state avendo un déjà vu (provocato dal fromage blanc!;), è la stessa del post precedente
Infatti, come dicevo in quel post, la consistenza della "pizza croccante in teglia" in qualche modo mi ricorda quella del pane, per cui ho pensato di provare ad usare lo stesso impasto per fare un pane basso, con poca mollica, e siccome è venuto proprio buono buono buono, ho pensato di rendervi partecipi!;)

PANE "INSEMOLATO"

Ingredienti:
5 gr lievito di birra
240 gr di acqua
120 gr di semola rimacinata (i risultati migliori li ho con quella "Carrefour", prodotta da "Molino Chiavazza")
120 gr di farina 00
60 gr farina manitoba
8 gr di sale
15 gr d’olio

Procedimento (foto): in una ciotola sciogliere il lievito nell’acqua.
Unire tutta la semola rimacinata ed amalgamare per sciogliere i grumi, coprire con la restante farina fatta cadere “a pioggia” e lasciar riposare senza mescolare per circa un’ora.
Trascorso questo tempo, quando nella farina saranno evidenti delle "crepe" da cui affiora "ribollendo" il composto di semola, lievito e acqua, mescolare con un cucchiaio, poi aggiungere l’olio ed il sale e mescolare ancora per un paio di minuti.
Ammassare l’impasto con una spatola sul fondo della ciotola, coprire con un coperchio e far lievitare per circa un’ora o comunque sino al raddoppio.
Spolverizzare abbondantemente un tappetino di silicone con della semola, poi rovesciarvi sopra metà dell'impasto e fare una piega “a 3” per 2 volte, ruotando l’impasto di 90° dopo la prima piegatura.
Allargare l’impasto ed arrotolarlo su se stesso, poi allungarlo con delicatezza e poggiarlo su un vassoio coperto con un foglio di cartaforno spolverizzato di semola.
Procedere nello stesso modo con l'impasto restante, spolverizzare generosamente le due forme di pane ottenute con della semola sulla parte superiore e far lievitare ancora per un'ora-un'ora e 1/2, coprendo con un foglio di plastica.
Accendere il forno al 250°.
Quando il forno sarà ben caldo, infornare nell’ultimo binario in basso per 5 minuti, poi infornare per 8-10 minuti sul secondo binario in alto (sempre con funzione “forno”, non “grill”), coprendo con della stagnola negli ultimi 5 minuti.

NB: il procedimento è identico a quello della pizza, manca solo la fase della stesura dell'impasto e la successiva lievitazione (quindi per il pane si fanno 3 lievitazioni, invece di 4) e c'é qualche differenza nella cottura (solo 5 minuti, invece di 10, nel ripiano più basso ed il resto della cottura NON nell'ultimo binario in alto, ma nel PENULTIMO, un po' più lontano dalla resistenza superiore).

Pane insemolato

NB2: ...se poi preferite ottenere dei panini, insemolate generosamente la cartaforno in cui mettete a lievitare i 2 filoncini di pane (quando voglio ottenere i panini, li "allungo" formando dei cilindri di circa 40 cm) e, immediatamente prima di infornarli, tagliate l'impasto e "arrotondate" le forme ottenute (qui foto esplicative;)

..ed ecco il pane "corretto" con l'aggiunta di qualche proteina, per una dieta ben bilanciata;)

...se poi voleste "stuccare" tutti questi buchi con del fromage blanc, fate pure ...io continuo a mangiarlo con lo speck! :p

3 febbraio 2013

10

Solo gli stupidi non cambiano mai idea!

Vi ricordate che nel post precedente ho scritto che per mio marito la pizza DEVE essere sottile?

...beh, ormai quella è "storia", perché da qualche mese gli ho fatto cambiare idea! ...o meglio, gliel'ha fatta cambiare questa pizza..
Pizza croccante

In realtà il suo non è stato un cambiamento radicale di gusti, visto che se questa pizza non può dirsi sottilissima, non è certo panosa ed è comunque croccante ...morbido/croccante, difficile da spiegare come consistenza ...forse il pane tipo "ciabatta" può avvicinarcisi, con la crosta "scrocchiarella" fuori e la mollica morbida ma non "mollicosa" dentro (...smettetela di fare quella faccia perplessa, provate questa pizza e poi mi date una mano a definirla;).

Anche se mi attribuirei volentieri i meriti per l'elaborazione di questa ricetta, devo però dire che non è TUTTA farina del mio sacco, l'ispirazione principale me l'ha data questa pizza di Adriano (...scusate se è poco;), ma di mio ci ho messo una scelta della farina un po' meno "studiata" (un po' più "a casaccio", direi;), un procedimento i cui fondamenti scientifici sono tutti da dimostrare, ma anche una botta di ...fortuna che ha trasformato un probabile fiasco in un clamoroso successo!

Per la sua pizza infatti Adriano utilizza la farina W 250 ed io non avevo voglia di verificare in internet quale fosse la forza delle farine che avevo in casa, per scoprire magari che nessuna era adatta, ed allora ho deciso di approfittarne per eliminare un po' di sacchetti di farina dalla dispensa (avete presente quei 2 o 3 sacchetti di farina praticamente vuoti che vi danno fastidio agli occhi ogni volta che aprite la dispensa, il genere "..ancora tu? ma non dovevamo vederci più?" ...ecco, proprio quelli ;).
Ma mentre analizzavo il mio "parco" farine, ho realizzato che quelle, anche ammesso che fossero in grado di raggiungere lo stesso grado di "incordatura" dell'impasto originale, l'avrebbero raggiunto in tempi e modi ben diversi da quelli spiegati nella ricetta, quindi tanto valeva che improvvisassi... e allora, dato che l'impasto di Adriano è caratterizzato da una forte idratazione, mi è venuta in mente la "pizza in ciotola" di Patty66 (qui nella versione postata nel nuovo forum "PizzaPastaMandolino") ed ho deciso che quella tecnica "senza impasto" avrebbe potuto funzionare.

...e poi ho pensato "...ma se sciogliessi nell'acqua prima la sola semola, che è quella più rognosa da impastare ..e se poi..." ...beh, faccio prima a raccontarvi passo passo come l'ho fatta questa pizza che ha fatto dimenticare a mio marito (lo stesso del post precedente, giuro;) la sua adorata "pizza sottilissima".

PIZZA CROCCANTE IN TEGLIA (una pizza capace di demolire le vostre certezze!;)

Ingredienti*:
5 gr lievito di birra
240 gr di acqua
120 gr di semola rimacinata
120 gr di farina 00
60 gr farina manitoba
8 gr di sale
15 gr d’olio

Procedimento (foto): in una ciotola sciogliere il lievito nell’acqua.
Unire tutta la semola rimacinata ed amalgamare per sciogliere i grumi, coprire con la restante farina fatta cadere “a pioggia” e lasciar riposare senza mescolare per circa un’ora.
Trascorso questo tempo, quando nella farina saranno evidenti delle "crepe" da cui affiora "ribollendo" il composto di semola, lievito e acqua, mescolare con un cucchiaio, poi aggiungere l’olio ed il sale e mescolare ancora per un paio di minuti.
Ammassare l’impasto con una spatola sul fondo della ciotola, coprire con un coperchio e far lievitare per circa un’ora o comunque sino al raddoppio.
Spolverizzare abbondantemente un tappetino di silicone con della semola, poi rovesciarvi sopra l’impasto e fare una piega “a 3” per 2 volte (Adriano ne fa una sola, questo impasto invece mi sembra richiederne una in più), ruotando l’impasto di 90° dopo la prima piegatura.
Arrotolare l’impasto su se stesso e depositarlo in una ciotola insemolata, coprire e far lievitare sino al raddoppio.
Rovesciare nuovamente l’impasto lievitato sul tappetino di silicone cosparso di semola, spolverizzarlo con altra semola e allargarlo delicatamente col dorso delle mani e con una spatola, evitando il più possibile di sgonfiare la pasta.
Trasferire l’impasto sulla leccarda  insemolata o coperta con un foglio di cartaforno e far lievitare ancora per 1 ora, coprendo con un foglio di plastica.
Accendere il forno al 250°.
Condire a piacere le pizze (senza mettere la mozzarella), premendo qua e là l’impasto con un dito perché non si gonfi eccessivamente in cottura.
Quando il forno sarà ben caldo, infornare nell’ultimo binario in basso per 10 minuti, poi aggiungere la mozzarella e infornare per 4-5 minuti sul binario più alto (sempre con funzione “forno”, non “grill”).
Se invece preferite la versione "schiacciata con l'olio", eccovi serviti..


...aiutatemi a dire "buona"!:p

(ad Adriano e Patty un grazie di cuore!:*)

*Rispetto alla prima volta in cui ho fatto questa pizza, ammetto di avere un po' arrotondato la grammatura delle diverse farine, per una esigenza di "ordine" che nella mia mente malata è dato dalle cifre tonde, ma giuro che si è trattato di variazioni minime e fatte col terrore di ...spezzare l'incantesimo;) ...ed ora non ho intenzione di allontanarmi più da queste "proporzioni auree":)

Se non fosse chiaro il sistema che uso per stendere l'impasto, aggiungo questa...

NOTA ESPLICATIVA

Le prime volte ho steso la pizza direttamente sulla leccarda MOLTO insemolata...
è il metodo più semplice, ma c'è sempre il rischio che la pizza si attacchi alla leccarda in qualche punto e comunque è un metodo che non permette di cuocere più teglie di pizza insieme (a meno che non si abbiano più leccarde;) 

Ora solitamente uso questo sistema: stendo la pizza su un tappetino di silicone aiutandomi con molta semola, poi spolverizzo con altra semola la superficie, ci poggio sopra un foglio di cartaforno e "ribalto" il tutto aiutandomi con 2 fogli di compensato (uno fatto scorrere sotto il tappetino, l'altro poggiato sul foglio di cartaforno che ho messo sulla pizza)
così le pizze risultano stese su un foglio di cartaforno, che posso far scivolare prima su un vassoio di cartone, poi, al momento di infornare la pizza, sulla leccarda.

Chi avesse difficoltà a stendere la pizza usando la semola, può utilizzare la tecnica della leccarda GENEROSAMENTE unta (io metto 3 cucchiai d'olio, li stendo con le dita su tutta la superficie della leccarda, ma cerco di lasciare un "laghetto";) d'olio nella parte centrale, dove farò scivolare la massa di impasto da stendere). Sulla parte superiore, quella che tocco con le dita, invece non metto olio, ma uso la semola
anche questo sistema prevede che la pizza venga comunque "ribaltata" su un vassoio coperto di cartaforno ed è particolarmente utile per fare la focaccia, perché così ci si ritrova con la parte superiore già uniformemente unta, mentre la parte inferiore sarà "insemolata" e quindi croccante come il pane:p

28 gennaio 2013

5

Questa non è una pizza!

Da che conosco mio marito il mio concetto di "pizza" è cambiato (forse intendeva questo la Mannoia quando cantava "...come si caaambia per amoreeeee" ...del resto il cuore sta così vicino alla panza che le interferenze sono inevitabili;).
Prima di conoscerlo qualsiasi disco di pasta con sopra del pomodoro e della mozzarella per me era "pizza" e come tale ottima "a prescindere".
Lui invece ha sempre avuto delle idee precise in merito: la pizza DEVE essere sottile! Le pizze troppo "panose" non gli piacciono per niente e quando se ne ritrova nel piatto una con queste caratteristiche la guarda come se si stesse chiedendo cosa diavolo sia e la mangia (...beh, sì, mangiare la mangia;) accentuando la "fatica" che gli richiede masticarla e, se la pizza è proprio MOLTO alta, simulando delle crisi di soffocamento (mentre è impegnato in questa performance, io cerco di riportarlo all'ordine sfoggiando tutto il mio repertorio di sguardi perforanti e/o fulminanti!).
Difficile che trovi una pizzeria che faccia la pizza sottile quanto piace a lui, quindi per accontentarlo ho cominciato ad auto-produrre pizze sempre più sottili, ottenendo in cambio lodi sperticate ed rinnovati attestati di "pizzaiola dell'anno"!

Forse però mi sono fatta prendere un po' la mano ed ora, quando cucino la MIA pizza "fantasma" in presenza di estranei, mi sento dire spesso:

"...ma questa ...NON è una pizza!!"o.O
 
...in effetti lo spessore raggiunge ormai a mala pena quello di un foglio di carasau...

...e, una volta cotta, il bordo ha la consistenza di...
di..
..un cracker! o.O 
...però queste schegge friabili ce le contendiamo e la parte centrale è croccante sotto, ma morbida a contatto con la salsa...
...che è così abbondante che, se pieghi la pizza a metà, scappa da tutte le parti...
 Insomma, sarà anche vero che questa che faccio io NON è una VERA pizza, ma a noi piace tantissimo!
Pizza sottilissima

..e poi tutti quei complimenti fanno così bene alla mia autostima!;)



PIZZA SOTTILISSIMA

Ingredienti:
500 gr di acqua
10 gr lievito di birra (arrivare a 20-25, se si ha poco tempo)
850-900 gr di farina 00
25 gr di sale
2 cucchiai d’olio

Procedimento (foto): nell’impastatrice, sciogliere il lievito nell’acqua ed unire metà della farina, ottenendo un impasto molto morbido. Impastare per qualche minuto, poi unire altra farina, sino a che l’impasto si staccherà dalle pareti, poi unire sale ed olio.
Se serve aggiungere altra farina, sino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso.
In totale lavorare l’impasto per almeno 20 minuti.
Far lievitare per 1/2 ore, a seconda della temperatura e della quantità di lievito usato, poi formare dei panetti di circa 115-120 gr e far lievitare ancora sino al raddoppio.
Stendere ogni panetto  di pasta in un disco molto sottile (di circa 30-32 cm di diametro) e trasferirlo su della carta da forno. Spolverizzare con della farina e sovrapporre via via gli altri fogli di cartaforno con i dischi di pasta.
Far riposare i dischi coperti per almeno mezzora, mentre si porta il forno a 250° (possibilmente ventilato).
Condire il primo disco (mettere anche la mozzarella) e infornare facendo scivolare la carta da forno sulla leccarda rovente, posta nel penultimo binario in alto (2^ posizione dall’alto).
Appena la base si staccherà dalla carta da forno, eliminare quest’ultima e proseguire la cottura sino a che la mozzarella non sarà completamente sciolta.
Con l’aiuto della pala (o di un paraschizzi;) prelevare la pizza e farla scivolare a contatto col fondo del forno per qualche secondo (io tengo sul fondo uno di quegli speciali fogli protettivi antiaderenti, che in caso di "colatura" di mozzarella posso pulire velocemente e rimettere a posto, in alternativa si può spostare a contatto col fondo tutta la leccarda con la pizza sopra).
Impiattare.
...crok!

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