26 marzo 2010

11

...non si butta via nulla!

Una cosa che mi ha sempre stupito di mio marito, che non mostra mai grande interesse per la preparazione dei cibi (quando il cibo medesimo è nel piatto, il suo interesse di solito aumenta notevolmente;-) ), è la capacità di ricordarsi con precisione l'esecuzione dei piatti della sua infanzia: seguendo le sue sole indicazioni sono riuscita ad ottenere degli ottimi "ravioli di ricotta" alla gallurese (con la scorza d'arancia) o delle fantastiche "cozze ripiene gratinate".

Ma quando mi ha spiegato come sua madre (la Marianna del post precedente, che io non ho conosciuto) preparava le fave fresche, ho pensato che la sua memoria vacillasse...

- ...mia madre le cucinava con la buccia!
- ...la "pellicina"?
- No, con tutto il "baccello"...
- ...eh?!? ...ma va'!
- ...ti giuro! ...ed erano B-U-O-N-I-S-S-I-M-E!
- Ti confondi con le taccole!
- No che non mi confondo: erano fave e le cucinava tutte intere!

Un dubbio mi è venuto: in effetti, se è vero che durante la guerra si guardava con un certo interesse la buccia delle patate, perché si sarebbe dovuta buttare quella molto più polposa delle fave fresche? (Precisazione: mio marito è "post-bellico" ;D , ma la "formazione culinaria" di mia suocera è avvenuta in quel contesto).
Però ero certa che nel passaggio dal "commestibili" al "B-U-O-N-I-S-S-I-M-E" fosse intervenuta la nostalgia per l'infanzia e, giusto per dimostrare questa tesi, io che ADORO le fave fresche cucinate in modo tradizionale, ho deciso di sacrificare la prima produzione del nostro orto a questo esperimento...


FAVE FRESCHE "non si butta via nulla"

800 gr di fave fresche biologiche (ovviamente!)
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
olio
sale

Preparazione (foto): lavare bene le fave con tutta la buccia, scolarle, spuntarle e tagliarle a pezzi (questa è stata una mia innovazione, Marianna le lasciava intere, ma così è molto più comodo mescolarle ed avere una cottura uniforme ...anche se Michele dice che il bello era proprio che alla fine alcune fave erano completamente sfatte, mentre altre erano al dente... fate un po' voi ;-) ).
In un tegame largo, scaldare abbondante olio con l'aglio tagliato a grossi pezzi, unire le fave e far soffriggere mescolando spesso.
Salare, unire il prezzemolo tritato, mezzo bicchiere d'acqua, coprire il tegame e cuocere sinché le fave saranno tenere, unendo poca acqua alla volta, se serve.
Terminare la cottura a fiamma vivace col tegame scoperto, sinché il fondo di cottura sarà della quantità desiderata.

La nostalgia dell'infanzia non c'entra...


sono BUONE tiepide...


B-U-O-N-I-S-S-I-M-E fredde!

18 marzo 2010

24

Sposa bagnata, sposa fortunata... (la mia macchina del tempo)

- ...ma come vi siete conosciuti?
- Lei era la mia "madrina di guerra".
- ...eh?
- Ci scrivevamo mentre io ero nei Balcani.
- Ma la conosceva da prima?
- No, un commilitone di un paese vicino al mio mi aveva chiesto "...vuoi conoscere una ragazza?" e io "una BELLA ragazza?" e lui "BELLISSIMA!" e mi aveva dato il suo indirizzo.
- ...e cosa vi scrivevate, se non vi eravate mai visti?
- Ci siamo visti: ci siamo scambiati le foto...
- ..ed era bella?
- ...accipicchia! La Marianna era bellissima davvero...
- ...e allora, cosa vi scrivevate?
- ...mi raccontava quello che faceva lei, e io quello che facevo io...
- Poi lei è tornato dalla guerra e vi siete incontrati?
- Nooooo ...eh, ne è passato di tempo! Ti ho detto che quando ci scrivevamo ero nei Balcani, poi un giorno noi soldati ci siamo ritrovati senza gli ufficiali ...erano scappati tutti, accidenti a loro! ...e quindi noi non sapevamo cosa fare, dove andare ...e non avevamo niente da mangiare...
- ...e come avete fatto?
- Siamo tornati a piedi verso l'Italia, mangiavamo quello che trovavamo ...però è che non si trovava nulla ...una volta ci siamo mangiati delle olive, ma non erano mica mature ...acerbe erano! ...e amaaaaare! ...ma ce le siamo mangiate lo stesso ...e l'erba medica, quella quando la trovavamo ce ne riempivamo le tasche e la mangiavamo mentre camminavamo...
- ...perchè, è buona?
- ...buonaa? ...ERBA è!
- ...e poi?
- poi ci hanno trovato i tedeschi e ci hanno messo su un treno per portarci in Germania ...ma c'è stato un bombardamento e in parecchi siamo riusciti a scappare, ché sennò non ero qui a raccontartelo...
- Dove vi portavano? In un campo di concentramento o ai lavori forzati?
- ...mica ti spiegavano "...andiamo qui ...andiamo là.." ...sarà stato così, al campo di concentramento o a lavorare per loro ...in nessun posto buono, di sicuro!
- ...ed è allora che è andato con i partigiani?
- Si, anche lì, una faaameee! ...ed un freddo! Si gelava!
- Poi, finita la guerra, è tornato in Sardegna ed è andato a cercare Marianna...
- No ...non l'ho cercata, l'ho incontrata per caso ad una festa...
- ...tipo una festa del patrono?
- No, una festa così ...non avevamo niente da fare e facevamo delle feste, veniva gente dai paesi vicini e si ballava...
- ...e vi siete riconosciuti dalle foto..
- No, no ...erano passati degli anni! ...io l'ho invitata a ballare e mentre ballavamo si parlava "...di dove sei ...come ti chiami..." allora lei si è ricordata, mi ha detto "...ma tu sei Antonio, io ero la tua madrina di guerra!" ...allora mi sono ricordato anche io...
- ...e vi siete messi insieme!
- ...ehhhh! ...allora non si faceva mica così! Io ho detto a suo cugino che lei mi piaceva e di chiederle se anche lei mi voleva ...ma il cugino mi ha detto che lei non mi voleva...
- ...ma poi ha cambiato idea...
- No, no ...quello stronzo del cugino non le aveva mica detto niente a lei! ...Anna, la gente è cattiva!
- ...vabbè, tanto vi siete sposati nonostante il cugino stronzo ...ma dove vi siete sposati? ...e quando?
- A San Teodoro ...quando non mi ricordo ...l'anno era il '46, ma il mese non me lo ricordo ...forse a maggio ..mah ...però pioveva quel giorno, non forte, una pioggia leggera ma continua ...ed alla Marianna si è sciolto il vestito...
- ...slacciato?
- No, no ...proprio SCIOLTO ...era di carta...
- ...di CARTA? ...come di carta?
- Si, di carta ...non proprio carta di giornale ...era stoffa, ma era "stoffa autarchica".
- ...eh?
- Si: "stoffa autarchica"! E' che non c'era stoffa normale per via della guerra ...o magari c'era ma noi non si aveva mica i soldi per comprarla la stoffa buona e allora per farle il vestito la mamma le aveva comprato la "stoffa autarchica" ...praticamente la trama era in cotone, SCADENTE, l'ordito era un filato ancora più scadente, fatto con fibre della carta... ed infatti con la pioggia il vestito si è ridotto in brandelli...
- ...mai sentita 'sta "stoffa autarchica"...
- ...ma a vedersi non era mica brutta la stoffa, il vestito infatti era bello ...da asciutto ...eh, era brava la su' mamma ...la Marianna sembrava una principessa!
- E anche il suo vestito era di "stoffa autarchica"
- No, io avevo la divisa!
- Si è sposato "in alta uniforme"!;D
- No, non si vedeva più che era una divisa, la mamma della Marianna gli aveva tolto le tasche, l'aveva tinto di nero ...te l'ho detto che era brava ...ero molto elegante...
- ...chissà che belli che eravate! ...quanti anni avevate?
- Io 25 e la Marianna 19...



Antonio era mio suocero, è mancato alla fine di febbraio.
Negli ultimi mesi stava molto male. Spesso, quando andavamo a trovarlo, lo trovavamo debolissimo, pallido, col tubicino dell'ossigeno sotto al naso...
A vederlo, si strigeva il cuore ...ma noi conoscevamo il trucco per farlo stare (un pochino) meglio: farlo raccontare.
Cominciava con voce debole, poi la schiariva ed improvvisamente si rianimava, riprendeva colore, parlava via via con meno affanno finché il tubicino dell'ossigeno finiva per spostarlo sulla fronte "alta";) ("...Antonio, che fa? ...si ossigena i capelli?"), perché nel parlare gli faceva il solletico al naso.
"Anna, ti racconto un fatto..." e via con ricordi della sua infanzia o della giovinezza, alcuni già sentiti mille volte (ed ogni volta ascoltati simulando stupore finale;) ), altri nuovi e sorprendenti...
Perché se da un lato facevo tante domande proprio per spronarlo a parlare, dall'altro sentirlo raccontare era un vero piacere...
Era un testimone diretto di un mondo che davvero sembra lontano secoli dall'Italia di oggi. Lui era lì, davanti a me, come una specie di macchina del tempo interattiva a mia disposizione, bastava chiedere una precisazione per svoltare, prendere una direzione nuova e "vedere" cose inaspettate...

- ...ma in chiesa come siete andati?
- ...in carrozza! ...ahahah ...scherzo! ...a piedi, come vuoi che ci andassimo?
- Tutti assieme?
- "Tutti" ...io, la Marianna ...e un cane!
- ...ma quanta strada avete fatto?
- ...non molta ...non saranno stati neanche 20 chilometri...
- 20 chilometri?!? Avete fatto 20 chilometri a P I E D I?!? ...ci credo che il vestito di carta si è sciolto dopo 20 chilometri sotto la pioggia!
- ...già, la sua mamma ci è venuta incontro con una coperta per coprirla, quando l'ha vista arrivare...
- ...ma voi ridevate?
- Di cosa?
- ...del vestito che si scioglieva.
- ...e cosa c'era da ridere? Anzi, com'era arrabbiata la Marianna: il suo vestito da sposa non era durato neanche un giorno!


Quante cose mi sono rimaste da chiedergli ...chissà quante meraviglie nascoste nei suoi racconti mi sono persa per sempre per non aver fatto la domanda giusta..
Già, perchè nei racconti di Antonio si trovavano sempre delle perle nascoste...
Come quando mi ha raccontato del suo compagno d'armi...

- ...ci volevamo un bene! ...eravamo come fratelli! ..come mi piacerebbe rivederlo!
- ...ma era sardo?
- Si, di Guspini.
- Allora lo potrebbe andare a cercare...
- ...eh! ...chissà quanti "Sanna" ci sono a Guspini!
- ...in effetti, come cognome è molto diffuso:/ ...però magari cercando nell'elenco telefonico ...con lo stesso nome e cognome non ce ne saranno 3000 a Guspini! Come si chiamava il suo amico di nome?
- Diofèbo.
- ...comee?!?
- Diofèbo.
- ...ahahah...
- ...eh, si chiamava così, perché ridi?
- Antonio, ma allora è facilissimo! ...non so quanti "Diofèbi" ci siano al mondo, ma a Guspini di "Diofèbo Sanna" non credo proprio che ce ne siano altri!

...ed infatti, ho aperto l'elenco telefonico ed eccolo là, solo soletto, il "nostro" Diofèbo Sanna.
Non ho assistito alla telefonata perché dovevo ripartire, ma al successivo incontro è stata la prima cosa che gli ho chiesto, anche se si vedeva che Antonio era deluso:

- ...allora? ...come è andata con Diofèbo?
- ...ah, no ...non era lui...
- ...come no?!? ...non mi dica che a Guspini ci sono DUE "Diofèbo Sanna"! Quello con cui ha parlato era giovane? Magari era il nipote al quale hanno dato il nome del nonno...
- ...no, no, non era giovane, era anziano ...mi ha risposto una donna che lo guarda ...QUESTO Diofèbo é cieco, il MIO non era cieco..
- Antonio, sono passati più di 50 anni, magari è diventato cieco DOPO!
- ...non lo so ...comunque non è lui ...gli ho anche detto il mio nome ...dice che non si ricorda di me :/
- ...
- ... se era lui si ricordava di me, no?
- ...certo che si ricordava ...ha ragione lei: di sicuro questo è un altro Diofèbo...

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